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Domanda Pubblica ed Innovazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Landucci - Assessore all' Innovazione Amministrativa della Provincia di Pisa   
Mercoledì 17 Febbraio 2010 00:00

La domanda pubblica rappresenta per la politica una delle principali fonti di innovazione,  nonché, se saputa sfruttare, una imperdibile occasione per rinegoziare ed aggiornare il proprio ruolo; tuttavia tale occasione o non è stata riconosciuta, o se riconosciuta, è stata trascurata perché non sentita come prioritaria. Per  troppo tempo nel nostro paese, a livello decisionale e strategico, vi è stata una scarsa sensibilità verso i temi della ricerca, dell’innovazione e dell’ICT; scarsa sensibilità che si è inevitabilmente tradotta in una tangibile carenza di competenze. La principale conseguenza di  un tale atteggiamento è che, fino ad oggi, la priorità accordata a questi temi è sempre stata molto bassa.

 

Tuttavia  è un fatto assodato che i bisogni dei cittadini e delle imprese evolvano nel tempo; ed è innegabile che la linea di tendenza di tale evoluzione renda l’accesso alla tecnologia delle reti, e ad internet, non solo  un servizio essenziale, quanto un requisito imprescindibile di una società che voglia considerarsi realmente evoluta.

Appare pertanto giusto, oserei dire doveroso, che la PA consideri le ICT come una parte integrante dei propri programmi di modernizzazione. Tuttavia, sostenendo senza esitazioni una tale tesi, si deve comunque evitare di incorrere nell’opposto errore, ovvero, quello di identificare l’applicazione delle ICT come la soluzione definitiva ai numerosi problemi che l’innovazione in quanto tale pone alla PA.

Infatti, come evidenziato da un recente rapporto di Legautonomie, l’iniziativa di e-governement non ha prodotto risultati adeguati alle esigenze, né, purtroppo, corrispondenti alla entità delle risorse mobilitate. Il risultato così ottenuto si è rivelato non sistemico. Sono stati tristemente troppi i casi di duplicazioni, di insuccessi, di prodotti che, pur ben fatti, sono stati accantonati e non portati a funzionamento. I progetti  nati esclusivamente dal “basso” non hanno avuto una visione unitaria; ciò era tuttavia quasi inevitabile.

Una volta che si prenda atto del fatto che molto di questo “fallimento” sia da imputare proprio alla disorganicità della domanda, apparirà chiaro il ruolo che dovrà assumere la PA nel guidare la ripresa. Essa potrà infatti essere assicurata solo da una azione di forte indirizzo e coordinamento svolto dalla PA stessa.

L’azione sarà tanto più efficace ed incisiva se le pubbliche amministrazioni saranno rigorose nel supportare un processo che, necessariamente,  veda tra i suoi punti di forza:

1-Sviluppo di processi di procurement strategici che fungano non solo da statica base teorica, ma che siano anche in grado di fornire delle linee guida ad un programma di ricerca innovativo, che sia volto ad un risultato sistemico, e che consenta di promuovere l’innovazione e la riorganizzazione del sistema stesso.  Innovazione e riorganizzazione saranno concetti che dovranno tradursi nella definizione di nuovi parametri di valutazione e di incentivazione di strutture e personale. L’auspicabile risultato di un processo così connotato è da ricercarsi in un cambiamento che sia complessivo, e che non sia confinato al mero utilizzo che si fa del mezzo telematico.  

 2-Investimento su un programma di ricerca che sia finalizzato all’innovazione e che sia, a partire dai suoi esordi, il più possibile concertato con i ricercatori e gli operatori del settore. Un programma che possa stimolare il confronto internazionale e la competitività.

3-Supporto e sostegno ai progetti che siano in grado di collegare le più pregevoli espressioni del Made in Italy con la promozione e la diffusione dell’ICT in Italia. L’obiettivo è l’aumento della competitività e dell’efficienza delle strutture organizzative e di e-business.

Un ulteriore passo che la P.A deve compiere è superare l’inadeguatezza del fattore umano, che non  è certo la qualità delle persone, ma la carenza di interventi organizzativi volti a sostenere e sviluppare le competenze.

In questa logica è, pertanto, indiscutibile il ruolo  che rivestono  gli Enti Locali sia perché garanti dei livelli di servizio verso i cittadini e  le imprese  sia perché strategici  nel  ruolo di rilevazione dei bisogni, di sollecitazione e proposizione di soluzioni.


Certo è che il primissimo passo, irrinunciabile, soprattutto per gli enti locali, è lo sviluppo della banda larga, per superare il digital-divide e per consentire, soprattutto nei territori più piccoli e nelle aree più e disagiate, maggiore benessere, maggiori opportunità, e maggiore valorizzazione alle imprese che vi operano, permettendogli di usufruire di tutte quelle applicazioni di nuova generazione, che richiedono ampiezza di banda.

 

Questo è stato uno dei punti di forza della Regione Toscana, che grazie al“Programma regionale toscano per la società dell’informazione e della Conoscenza”, adottato dal Consiglio regionale nel 2007, ha posto le basi per iniziare a impiegare in maniera strategica le Tecnologie dell’informazione e della conoscenza, riuscendo a coniugare tradizione, innovazione, eccellenza  e sostenibilità in un quadro  di rete aperta alle relazioni con l’Europa .

In particolare la  Rete Telematica Regionale della Toscana rappresenta un’esperienza unica nel panorama nazionale ed internazionale di Network Comunity, coerente con la strategia di Lisbona, che individua nella Società dell’informazione  e dell’Economia della Conoscenza il modello sociale, economico e culturale verso cui indirizzare le politiche a tutti i livelli dell’Unione Europea.

Quattro i punti di forza della RTRT:

-         Un quadro normativo ben delineato con leggi regionali di settori ben strutturate;

-         Un buon livello di programmazione sia regionale  che locale;

-         Un sistema di governance inclusivo delle organizzazioni del sistema pubblico  quali gli enti locali, e le loro aziende, le università, gli istituti di ricerca, le articolazioni periferiche dello stato;

-         Un sistema condiviso di infrastrutture  e di piattaforme di servizi telematici.

Questo è quanto è stato fatto, ma la sfida per i prossimi anni sarà quella di rafforzare ed estendere questo progetto proponendo ulteriori azioni che consentano alla Regione, agli Enti Locali e agli attori sociali ed economici non solo di concentrare gli obiettivi ma soprattutto di condividere gli impegni e le risorse.

Consentitemi, in conclusione,  di aggiungere un cenno su quanto la Provincia di Pisa sta facendo in questo ambito. Grazie ad un forte asse di rapporti con la Regione Toscana e, soprattutto,  attraverso il protagonismo responsabile dei Comuni del nostro territorio la Provincia di Pisa sta cercando, adeguandosi alle logiche sopra definite, di predisporre programmi innovativi, intercettare nuove risorse e soprattutto realizzare delle politiche che consentano di recepire le istanze e gli obiettivi progettuali  di tutto il territorio, includendo in questo progetto univoco, soprattutto le esigenza dei Piccoli Comuni.

Per questo la Provincia si è dotata lo scorso ottobre di un protocollo d’intesa tra con i Comuni per la presentazione del programma di sviluppo della società  dell’informazione e della conoscenza e  ha, inoltre, costituito un tavolo provinciale di coordinamento per l’innovazione. 

La creazione di questi, come di possibili altri strumenti è necessaria, proprio in questo momento per  uscire al meglio dalla crisi. Concentrando, infatti,  su chiare e condivise linee strategiche gli  investimenti pubblici in materia di ITC si  eliminano le inutili sovrapposizioni, non si disperdono le risorse e si lavora per favorire la costituzione di quella “ massa critica” necessaria per affrontare in modo efficace le grandi sfide del terzo millennio.

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Febbraio 2010 14:40